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lunedì 21 luglio 2014

Poveri campioni

Improvvisamente, forse per antiche reminiscenze, stanotte, svegliandomi, mi è venuta voglia di scrivere due righe sulla finale di ieri sera dei Campionati del Mondo.
Nonostante i timori della vigilia, le manifestazioni, le contestazioni a volte opportunisticamente amplificate dall’importanza dell’evento, si è conclusa un’edizione dei Mondiali di calcio abbastanza significativa per vari aspetti. C’è stato in assoluto un equilibrio di valori (escludendo la debacle del Brasile) senza precedenti. Dagli ottavi in poi ben sette partite (su un totale di 16) si sono concluse dopo i tempi supplementari di cui tre ai rigori. Tre squadre (Costarica, Olanda, Germania) sono rimaste imbattute e l’Argentina ha perso solo nella finale d.t.s. Si è dimostrato quindi che con un’ottima organizzazione di gioco ed una adeguata preparazione atletica anche rappresentative di secondo piano possono competere con chiunque.
Ovviamente di fronte all’ascesa di questa filosofia di gioco c’è un prezzo da pagare. A farne le spese sono sicuramente i fuoriclasse. Se è infatti vero che sono loro a poter rompere il prevedibile, a spezzare schemi in una frazione di secondo, a far prevalere l’istinto alla logica, è altrettanto vero che saranno loro i più controllati dagli avversari che si attiveranno perché non possano nuocere e rovinare i piani. Non è certo stato,infatti, il torneo dove i veri Campioni si siano potuti esaltare. Forse l’unico, il colombiano James Rodriguez, magari sfruttando la sua ancora poca notorietà, è riuscito in qualche modo a far valere il suo talento. Ma per il resto buoni centrocampisti, ottimi portieri…. e?…….Non un’invenzione, non un’azione trascinante, niente di tutto questo.
Abbiamo visto nella finale due squadre organizzate diversamente. La Germania bavaresizzata che gestisce bene la palla con giocatori votati al sacrificio di cui almeno tre fondamentali, Muller, Schweinsteiger e Lahm, più il portiere Neuer. Tutti con nomi più o meno traducibili..nell’ordine Mugnaio, Salitore di maiali, Pecora e Nuovo. Compagine forte, massiccia, metodista…..avvicinabile concettualmente al connazionale Papa emerito Ratzinger. Non ha creato però molte occasioni e ha trovato il gol grazie ad un bellissimo gesto tecnico del suo Goetze (trad. “Idolo”) diventato così di nome e di fatto.

Dall’altro lato l’Argentina abbastanza attendista. Si ritraeva come la corda di un arco per poi lanciare le sue frecce, alcune sono partite ma non hanno trovato il bersaglio. Ha avuto le occasioni migliori, la più clamorosa con Higuain nel primo tempo a cui è mancata la freddezza necessaria per trasformarla in gol. Poi Messi, nella ripresa, ha angolato troppo il tiro e Palacio, nell’ultima opportunità per i sudamericani, non si aspettava il mancato intervento di testa del difensore così con il suo stop impreciso ha finito per allungarsi troppo il pallone.
Ma quasi tutti prendono di mira Messi, colpevole, a quanto dicono, di non avere personalità, di non aver espresso le sue qualità in una partita così importante, di non aver preso per mano la squadra e via dicendo. Sicuramente il fuoriclasse argentino non ha la personalità di Maradona, è più discreto, gli manca un po’ di sfacciataggine, è caratterialmente timido, ma ha fatto delle cose egregie. Intanto (per il discorso fatto prima) ogni qualvolta aveva la palla era sistematicamente circondato da quattro avversari. Nonostante ciò mi sembra che solo un paio di volte siano riusciti a fermarlo, nelle altre occasioni, anche senza dribblare tutti, trovava il modo di passare ad un compagno libero. Ha comunque fatto dei numeri eccezionali ed era nettamente l’unico in campo di un’altra categoria. In un’azione vicino al limite dell’area tedesca ha fintato un dribbling esterno per poi invece rientrare, tanto che un difensore intervenendo sicuro in scivolata, convinto di poterlo contrastare, è andato completamente a vuoto. Lo stesso telecronista ha commentato: “Messi l’ha mandato a prendersi un caffè”. Credo siano alla fine questi i momenti che racchiudono l’essenza di questo sport, quando cioè alcuni gesti riescono ad emozionarci, a farci sussultare sulla poltrona, ad alzarci in piedi allo stadio, ad applaudire e ad ammirare chi ha suscitato tutto questo.
Ci si richiude invece spesso nei soliti commenti da opportunisti che condannano il perdente e incensano il vincitore. Se parliamo di meriti, l’Argentina non meritava la sconfitta ma non ha concretizzato quando ne ha avuto la possibilità.
Ma i meriti nel calcio non contano perché vince chi fa più gol …..ed è molto diverso.

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