Improvvisamente,
forse per antiche reminiscenze, stanotte, svegliandomi, mi è venuta
voglia di scrivere due righe sulla finale di ieri sera dei Campionati
del Mondo.
Nonostante i timori della vigilia, le manifestazioni, le
contestazioni a volte opportunisticamente amplificate dall’importanza
dell’evento, si è conclusa un’edizione dei Mondiali di calcio
abbastanza significativa per vari aspetti. C’è
stato in assoluto un equilibrio di valori (escludendo la debacle del
Brasile) senza precedenti. Dagli ottavi in poi ben sette partite (su un
totale di 16) si sono concluse dopo i tempi supplementari di cui tre ai
rigori. Tre squadre (Costarica, Olanda, Germania) sono rimaste imbattute
e l’Argentina ha perso solo nella finale d.t.s. Si è dimostrato quindi
che con un’ottima organizzazione di gioco ed una adeguata preparazione
atletica anche rappresentative di secondo piano possono competere con
chiunque.
Ovviamente di fronte all’ascesa di questa filosofia di
gioco c’è un prezzo da pagare. A farne le spese sono sicuramente i
fuoriclasse. Se è infatti vero che sono loro a poter rompere il
prevedibile, a spezzare schemi in una frazione di secondo, a far
prevalere l’istinto alla logica, è altrettanto vero che saranno loro i
più controllati dagli avversari che si attiveranno perché non possano
nuocere e rovinare i piani. Non è certo stato,infatti, il torneo dove i
veri Campioni si siano potuti esaltare. Forse l’unico, il colombiano
James Rodriguez, magari sfruttando la sua ancora poca notorietà, è
riuscito in qualche modo a far valere il suo talento. Ma per il resto
buoni centrocampisti, ottimi portieri…. e?…….Non un’invenzione, non
un’azione trascinante, niente di tutto questo.
Abbiamo visto nella
finale due squadre organizzate diversamente. La Germania bavaresizzata
che gestisce bene la palla con giocatori votati al sacrificio di cui
almeno tre fondamentali, Muller, Schweinsteiger e Lahm, più il portiere
Neuer. Tutti con nomi più o meno traducibili..nell’ordine Mugnaio,
Salitore di maiali, Pecora e Nuovo. Compagine forte, massiccia,
metodista…..avvicinabile concettualmente al connazionale Papa emerito
Ratzinger. Non ha creato però molte occasioni e ha trovato il gol grazie
ad un bellissimo gesto tecnico del suo Goetze (trad. “Idolo”) diventato
così di nome e di fatto.
Dall’altro lato l’Argentina abbastanza
attendista. Si ritraeva come la corda di un arco per poi lanciare le sue
frecce, alcune sono partite ma non hanno trovato il bersaglio. Ha avuto
le occasioni migliori, la più clamorosa con Higuain nel primo tempo a
cui è mancata la freddezza necessaria per trasformarla in gol. Poi
Messi, nella ripresa, ha angolato troppo il tiro e Palacio, nell’ultima
opportunità per i sudamericani, non si aspettava il mancato intervento
di testa del difensore così con il suo stop impreciso ha finito per
allungarsi troppo il pallone.
Ma quasi tutti prendono di mira
Messi, colpevole, a quanto dicono, di non avere personalità, di non aver
espresso le sue qualità in una partita così importante, di non aver
preso per mano la squadra e via dicendo. Sicuramente il fuoriclasse
argentino non ha la personalità di Maradona, è più discreto, gli manca
un po’ di sfacciataggine, è caratterialmente timido, ma ha fatto delle
cose egregie. Intanto (per il discorso fatto prima) ogni qualvolta aveva
la palla era sistematicamente circondato da quattro avversari.
Nonostante ciò mi sembra che solo un paio di volte siano riusciti a
fermarlo, nelle altre occasioni, anche senza dribblare tutti, trovava il
modo di passare ad un compagno libero. Ha comunque fatto dei numeri
eccezionali ed era nettamente l’unico in campo di un’altra categoria. In
un’azione vicino al limite dell’area tedesca ha fintato un dribbling
esterno per poi invece rientrare, tanto che un difensore intervenendo
sicuro in scivolata, convinto di poterlo contrastare, è andato
completamente a vuoto. Lo stesso telecronista ha commentato: “Messi l’ha
mandato a prendersi un caffè”. Credo siano alla fine questi i momenti
che racchiudono l’essenza di questo sport, quando cioè alcuni gesti
riescono ad emozionarci, a farci sussultare sulla poltrona, ad alzarci
in piedi allo stadio, ad applaudire e ad ammirare chi ha suscitato
tutto questo.
Ci si richiude invece spesso nei soliti commenti da
opportunisti che condannano il perdente e incensano il vincitore. Se
parliamo di meriti, l’Argentina non meritava la sconfitta ma non ha
concretizzato quando ne ha avuto la possibilità.
Ma i meriti nel calcio non contano perché vince chi fa più gol …..ed è molto diverso.

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