Allora, che cosa dobbiamo dire di questa crisi che ci lascia perplessi?
Finché non la tocchiamo con mano, la sensazione è che siano arrivati gli extraterrestri ma nessuno se n'è accorto!
Dove sono?
L'aria è impalpabile, ci muoviamo tutti con passi felpati, attenti a non commettere mosse false.
Avessimo un bunker ne approfitteremmo volentieri asserragliandoci dentro con abbondanti scorte alimentari e quant'altro, fino al termine di questa cosiddetta recessione.
Insomma, se già prima guardavamo i nostri egoistici interessi e quelli del nostro piccolo entourage, ora tenteremmo addirittura una sorta di fuga, confidando nel detto: "A da passà a nutttata!"
Anche il freddo di questi giorni non aiuta ad uscire allo scoperto, nel senso più ampio del termine. Il traffico stesso appare retrocesso in secondo piano, complice forse lo sciopero dei tassisti e/o il caro benzina.
Abbiamo paura di far rumore, di farci notare, di trovarci improvvisamente al centro della scena, magari nudi, di fronte ad una platea imprevista.
Cosa scaturirà da questo periodo?
Quali possono essere le ipotesi più attendibili?
Dobbiamo forse reinventarci? Provare a pensare di più? Riprendere a cercare qualcosa che ci è quasi sempre sfuggito?
Sì, forse ritrovarci non sarebbe male. Un'intimità su cui troppe volte sorvoliamo, proiettati verso obbiettivi, scadenze, ritmi dettati da altri a cui ci siamo assuefatti e senza i quali, a volte, ci sentiamo vuoti.
Penso alle facce che si vedono nel fine settimana nei centri commerciali. Uomini, padri di famiglia, lavoratori, completamente stravolti. Annientati e completamente asserviti alla volontà delle loro donne, mogli, madri, amanti o compagne che siano; volutamente incapaci di qualsiasi apporto ad eccezione di quelli obbligatori, vale a dire quello economico, con l'aggiunta dell'immancabile ruolo double face di autista e facchino. Costretto ad essere considerato improvvisamente utile dal momento in cui viene trasformato in una specie di "attaccapanni". Su di lui, infatti, vengono depositate buste, pacchi e pesi impensabili. Ogni tanto qualcuno di loro trova sollievo sedendosi su qualche sedia, poltrona o divano, con la scusa di provare la loro comodità. Altri, non trovando di meglio, si adagiano pericolosamente sulle ringhiere delle terrazze sopraelevate che fungono da parapetto, rischiando di "volare" al piano di sotto. Ovviamente anche questo ha un prezzo, un tacito accordo: la sera stessa o il giorno dopo infatti, la donna non potrà fiatare nelle quasi due ore di partita che l'uomo si concederà davanti al teleschermo tifando per la propria squadra.
Ma spesso questo tipo di contropartita è inadeguata. Ho visto padri di famiglia rinunciare al proprio svago settimanale pur di evitare pomeriggi, se non intere giornate, dedicate all'odiato shopping. Non è stato ancora scoperto, invece, come mai il gentil sesso riesca a trovare tutte quelle energie dopo una settimana di lavoro intenso. Si denota una certa voracità nell'atteggiamento femminile, i negozi vengono presi d'assalto, anche se al primo impatto, quasi per pudore, ci si comporta con nonchalance.
Ecco, anche tutto questo fa parte della routine. Di un modus vivendi acquisito. Facciamo troppe cose per "evadere" da noi stessi, dai problemi, da situazioni non sempre favorevoli. Troppo poco si fa, invece, per costruire quello che ci piace. Cosa siamo? Degli automi disposti a fare qualunque cosa pur di "campare"? E noi? Non cresciamo mai? Preferiamo una situazione codificata di stallo? La nostra vita è ormai omologata? Non aspettiamo più nulla?
Penso alle facce che si vedono nel fine settimana nei centri commerciali. Uomini, padri di famiglia, lavoratori, completamente stravolti. Annientati e completamente asserviti alla volontà delle loro donne, mogli, madri, amanti o compagne che siano; volutamente incapaci di qualsiasi apporto ad eccezione di quelli obbligatori, vale a dire quello economico, con l'aggiunta dell'immancabile ruolo double face di autista e facchino. Costretto ad essere considerato improvvisamente utile dal momento in cui viene trasformato in una specie di "attaccapanni". Su di lui, infatti, vengono depositate buste, pacchi e pesi impensabili. Ogni tanto qualcuno di loro trova sollievo sedendosi su qualche sedia, poltrona o divano, con la scusa di provare la loro comodità. Altri, non trovando di meglio, si adagiano pericolosamente sulle ringhiere delle terrazze sopraelevate che fungono da parapetto, rischiando di "volare" al piano di sotto. Ovviamente anche questo ha un prezzo, un tacito accordo: la sera stessa o il giorno dopo infatti, la donna non potrà fiatare nelle quasi due ore di partita che l'uomo si concederà davanti al teleschermo tifando per la propria squadra.
Ma spesso questo tipo di contropartita è inadeguata. Ho visto padri di famiglia rinunciare al proprio svago settimanale pur di evitare pomeriggi, se non intere giornate, dedicate all'odiato shopping. Non è stato ancora scoperto, invece, come mai il gentil sesso riesca a trovare tutte quelle energie dopo una settimana di lavoro intenso. Si denota una certa voracità nell'atteggiamento femminile, i negozi vengono presi d'assalto, anche se al primo impatto, quasi per pudore, ci si comporta con nonchalance.
Ecco, anche tutto questo fa parte della routine. Di un modus vivendi acquisito. Facciamo troppe cose per "evadere" da noi stessi, dai problemi, da situazioni non sempre favorevoli. Troppo poco si fa, invece, per costruire quello che ci piace. Cosa siamo? Degli automi disposti a fare qualunque cosa pur di "campare"? E noi? Non cresciamo mai? Preferiamo una situazione codificata di stallo? La nostra vita è ormai omologata? Non aspettiamo più nulla?
Credo che possiamo sempre imparare tantissimo, ripensare a quello che conta profondamente, a quello che siamo.
Non demamdando ad altri quello che oggi possiamo ancora scegliere.
Non demamdando ad altri quello che oggi possiamo ancora scegliere.
Un saluto pieno d'affetto
Tashunka Witko


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